Il cosiddetto “colpo della strega” è un episodio improvviso di dolore lombare particolarmente intenso che può comparire durante un movimento, uno sforzo o, talvolta, anche durante un gesto apparentemente banale.
Chi lo ha sperimentato lo descrive spesso come una sensazione di blocco improvviso della schiena, accompagnata da dolore e rigidità tali da rendere difficili anche i movimenti più semplici: alzarsi da una sedia, raddrizzarsi, camminare o semplicemente cambiare posizione.
In alcuni casi la persona rimane letteralmente “bloccata” nella posizione in cui è comparso il dolore.
Perché succede?
Il colpo della strega può comparire dopo un movimento insolito, rapido o particolarmente impegnativo: sollevare un peso, ruotare improvvisamente il tronco, chinarsi oppure compiere uno sforzo al quale il nostro corpo non è sufficientemente preparato.
Non sempre, però, esiste un vero e proprio trauma.
Spesso si tratta piuttosto di un episodio di lombalgia acuta in cui possono entrare in gioco diversi fattori: ridotta mobilità, capacità muscolare insufficiente rispetto al carico richiesto, scarsa abitudine a determinati movimenti, affaticamento o un improvviso aumento delle sollecitazioni sulla colonna.
La forte tensione della muscolatura e la rigidità che compaiono possono rappresentare una risposta protettiva dell’organismo: il corpo cerca temporaneamente di limitare quei movimenti che percepisce come dolorosi o potenzialmente pericolosi.
Dolore intenso non significa necessariamente
danno grave
Uno degli aspetti che più spaventa il paziente è proprio l’intensità del dolore.
È però importante ricordare che l’intensità del dolore non corrisponde necessariamente alla gravità di una lesione.
Un episodio di lombalgia acuta può essere estremamente doloroso e limitante pur non essendo associato a un danno strutturale importante.
Naturalmente ogni situazione deve essere valutata singolarmente. Se il dolore è conseguente a un trauma importante, è accompagnato da febbre, perdita importante di forza o sensibilità agli arti inferiori, alterazioni del controllo di vescica o intestino oppure presenta altre caratteristiche insolite, è opportuno rivolgersi rapidamente al medico.
Questo non significa però necessariamente rimanere immobili a letto.
Quando possibile, è generalmente preferibile mantenere una certa attività e continuare a muoversi entro i limiti consentiti dal dolore, alternando le posizioni e aumentando progressivamente il movimento.
Eventuali farmaci antidolorifici o antinfiammatori possono essere utilizzati quando appropriati, secondo le indicazioni del medico o del farmacista.
Nella maggior parte dei casi, con il passare dei giorni, il dolore tende progressivamente a diminuire. Può tuttavia permanere una sensazione di rigidità, insicurezza nei movimenti o difficoltà nel recuperare completamente le normali attività quotidiane.
Quando interviene il fisioterapista?
Una valutazione funzionale fisioterapica permette di capire quali movimenti risultano limitati, quali attività provocano dolore e quali fattori possono avere contribuito all’episodio.
In base alla situazione, il trattamento può comprendere tecniche di terapia manuale, mobilizzazioni, terapie fisiche quando indicate ed esercizi terapeutici progressivi, con l’obiettivo di recuperare il movimento e riportare gradualmente la persona alle proprie attività.
Il trattamento non deve però limitarsi a far passare l’episodio acuto.
Dopo il dolore: preparare la schiena
Una volta superata la fase più dolorosa, diventa importante lavorare sulla forza, sulla resistenza e sul controllo della muscolatura del tronco e della regione lombare, oltre che sulla mobilità e sulla capacità di eseguire correttamente i movimenti richiesti nella vita quotidiana, nel lavoro o nello sport.
L’obiettivo è rendere la schiena progressivamente più capace di tollerare i carichi e ridurre il rischio di nuovi episodi.
Perché, in fondo, contro il famoso “colpo della strega” non disponiamo ancora di formule magiche.
Ma una schiena forte, mobile e ben allenata rimane probabilmente il miglior antidoto agli incantesimi.




