Fascite plantare: inquadramento e cura.

La fascite plantare è la più comune causa di dolore calcaneare (tallonite). Può colpire chiunque: sportivi ma anche persone che conducono una vita sedentaria. Essa è causata dalla presenza contingente o dalla ripetizione continua di eccessivi sovraccarichi a livello del piede e determina dolore e difficoltà nella deambulazione.

Il piede presenta una volta longitudinale che, similmente ad un arco romano, è in grado di ammortizzare il carico del corpo al suolo. Tale volta è mantenuta dalla presenza dei legamenti propri del piede e dalla fascia plantare nonché dall’azione dei muscoli. La fascia plantare, vista dal basso, presenta una forma triangolare; ricopre tutta la pianta e si inserisce anteriormente alla base delle dita e posteriormente a livello del calcagno. Fattori predisponenti costituzionali (es: piede cavo, piede piatto) o impatti ripetuti del calcagno contro superfici dure e una suola non ammortizzata possono portare ad una infiammazione di questa struttura che proietterà il suo dolore primariamente al calcagno (tallonite) e poi lungo l’arco plantare (fascite). Importanti tensioni su questa struttura possono provenire anche dalla catena cinetica posteriore della gamba (tricipite surale) che si inserisce all’apice posteriore del calcagno sempre in conseguenza ai fattori sopracitati.

Nel processo diagnostico, spesso vengono eseguite delle radiografie che evidenziano la presenza di uno o più speroni calcaneari. Gli speroni sono dei depositi di sali di calcio a livello dell’inserzione della fascia plantare (sperone inferiore) e del tendine d’Achille (sperone superiore) sul calcagno. Essi sono una conseguenza degli adattamenti agli stati infiammatori della fascia plantare e della catena cinetica posteriore ma non necessariamente rappresentano la causa del dolore.

Il corretto approccio di cura alla fascite plantare

Un corretto approccio di cura è rappresentato dalla esclusione di fattori di gravità quali:

  • Fratture da stress;
  • Algodistrofia;
  • Infarti ossei;
  • Tumori;

dalla definizione dei fattori predisponenti come:

  • Forma del piede;
  • Abitudini lavorative (seduta, mantenimento della stazione eretta prolungata,…);
  • Stile di vita (sedentario o meno);
  • Scelta di calzature;

e dalla ricerca degli adattamenti che si sono creati nel tempo a livello del piede quali:

  • Rigidità articolari;
  • Debolezza muscolare del piede;
  • Vizi posturali (locali e generali).

Ad esempio, non è difficile riscontrare debolezza della muscolatura in un piede cavo e rigido, fattore che aumenta la pressione sui punti di appoggio del piede (calcagno compreso). Un fisioterapista esperto può agire su queste componenti andando a trattare in modo specifico le strutture interessate tramite manipolazioni fasciali, articolari, terapie fisiche (laser, tecar) e la prescrizione di esercizi attivi mirati per il recupero funzionale della parte.  L’utilizzo di plantari e solette può essere consigliato ma solo in pochi casi rappresenta una soluzione definitiva per il paziente. Il piede e le sue strutture devono poter tornare a esprimere la loro capacità di carico ed equilibrio in autonomia senza dolore.

Dott. Jacopo Galusi – Fisioterapista specializzato in terapia manuale, Osteopata D.O.

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